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“La Lombardia del sud” (come ama chiamarla Silvio Berlusconi) ha ancora una volta regalato alla Casa delle Libertà grandisse soddisfazioni. La Sicilia si è riconfermata una regione di centro-destra e un ricchissimo bacino di voti per Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udc.

Questo è stato per Silvio Berlusconi un test nazionale che, come ha detto da una convention elettorale tenutasi a Milano il 14 maggio, fornisce “Un messaggio inequivoco: è un’intimazione di fine al governo Prodi”. Insomma la storia si ripete. Da qualche anno a questa parte qualsiasi tipo di elezione amministrativa viene presa come un prova della tenuta del governo in carica in quel periodo.

Nel caso siciliano però ci sono le dovute cautele da prendere. In primo luogo la Sicilia ha sempre avuto un orientamento di centro-destra, quindi questo risultato era ovviamente atteso da entrambe le parti. In secondo luogo le elezioni locali si muovono su dinamiche un po’ diverse da quelle nazionali, soprattutto nei piccoli centri. Infatti il voto a questo o quell’altro candidato può essere dato anche secondo logiche di conoscenza personale che non sempre rispecchiano il voto ideologico della persona.

Detto questo però bisogna ricordare che a breve ci saranno le amministrative in molti altri comuni e province d’Italia. In questo caso forse una vittoria schiacciante del centro-destra potrebbe essere letta come un malcontento più generale nei confronti dell’attuale maggioranza. Attendiamo quindi la cosiddetta prova del nove. 

Beh forse per coloro che ci credono ancora un’espressione del genere può risultare un po’ forte…è forte anche per me che continuo a sperare di vedere nascere questa legge. Le ultime vicende pero stanno vedendo la mia speranza infrangersi contro un muro di contraddizioni. E’ stato il Family Day ad uccidere i Dico? Forse! Ma secondo me la loro morte è di molto precedente ed è legata alla presenza di forze interne alla maggioranza che hanno fatto di questo provvedimento uno strumento di ricatto per minacciare la stabilità del governo.

Di sicuro un milione e mezzo di persone in piazza hanno dato il colpo di grazia ai Dico e la mancanza di polso del governo, che permette alle piazze di scannarsi senza avere il coraggio di porre la questione di fiducia in materia, ha fatto il resto.

Intanto Fassino annuncia che manderà una delegazione dei Ds a sostenere i Dico al Gay Pride del 16 giugno. Altro provvedimento questo che probabilmente infiammerà le piazze…ma a che pro? Infatti la coerenza dei Ds nel sostenere i diritti delle coppie di fatto avrebbe dovuto portarli anche in Piazza Navona il 12 maggio. C’è il rischio, a mio avviso di strumentalizzare una piazza importante, come quella del Gay Pride, radicalizzando ancora di più lo scontro all’interno della maggioranza, senza che questo porti realmente a qualcosa.

Intanto in materia di Dico e di adozioni da parte delle coppie gay oggi sul Corriere della Sera è apparsa una bella intervista a Nichi Vendola, il Presidente della regione Puglia.

logo del sito di Ségolène Royal 

L’annuncio della sconfitta di Ségolène Royal è arrivato ancora prima che in Francia si chiudessero le urne. La reazione della candidata socialista non si è fatta attendere, apparendo, poco dopo le 20.00, sulle principali reti nazionali e non, e ringraziando i suoi elettori per il supporto datogli in questa campagna elettorale. Un enorme foto di Ségolène Royal con un messaggio di ringraziamento ai suoi elettori è comparso anche, a poche ore di distanza, sulla home page del suo sito Internet, desirsdavenir.
La consuetudine di avere un sito ufficiale del candidato, per qualsiasi elezione di tipo e grado, è cosa ormai nota in molti paesi europei, anche se in netto ritardo rispetto agli Stati Uniti. Non stupisce quindi che anche la candidata socialista all’Eliseo abbia adottato questo mezzo nella sua campagna e la sua importanza è diventata paradossalmente evidente proprio a conclusione dell’intensissima battaglia per la presidenza della Repubblica.
Su quest’ultimo atto della campagna della Royal si possono fare almeno un paio di riflessioni. La prima è che risalta l’importanza delle rete all’interno della campagna elettorale come strumento per raggiungere i propri elettori. L’altra riguarda invece nello specifico l’immagine della candidata socialista. La sua campagna infatti ha puntato molto sul suo essere donna. La sua femminilità è emersa in maniera prorompente in ogni sua azione e quindi anche all’interno del suo sito a partire dal logo.
Questo può essere considerato un pregio, sull’onda anche della campagna per le primarie di Hillary Clinton, ma anche un difetto perché ha portato in secondo piano le cosiddette policy issues che tanta importanza hanno per gli elettori. Ne è risultata una campagna a tratti poco propositiva e addirittura troppo immobile e questa immobilità si è riflessa anche sul suo sito internet. Troppo pieno, troppo scritto e a tratti poco immediato.
Come nota positiva invece va evidenziata l’importanza data ai blog, che col passare del tempo stanno diventando un strumento di notevole importanza all’interno delle competizioni elettorali. La Royal ha infatti aperto un suo blog, segosphere, le cui parti principali sono i video, che rendono conto di tutti i suoi appuntamenti elettorali, e un forum a cui tutti possono prendere parte. A testimoniare ulteriormente l’importanza di questo strumento, sull’home page del sito di Ségolène Royal troviamo anche una top five dei blog, riguardanti le elezioni, giudicati più interessanti dai suoi visitatori.
Concludendo quindi si può affermare che la campagna elettorale francese ha guardato molto al modello americano e ha compreso l’importanza delle nuove tecnologie come strumento per raggiungere gli elettori, ma soprattutto come mezzo che consente di parlare con la gente e di tastare il polso di una certa parte dell’elettorato sempre più numeroso, “quello che naviga” . L’attenzione data ai blog e allo strumento del video testimoniano la volontà di un utilizzo del web non semplicemente come vetrina della propria offerta politica, ma come strumento di comunicazione con l’elettorato.